FAQ

FAQ

In questa sezione trovi le risposte ai dubbi e alle domande che più spesso emergono quando si affrontano i temi della psicologia e della psicoterapia.

Non serve aspettare una crisi per chiedere aiuto. Spesso pensiamo che rivolgersi a uno psicologo sia riservato a situazioni gravi, ma in realtà la psicoterapia può essere utile in tanti momenti diversi della vita. In generale, la domanda giusta non è “Sto abbastanza male da dover chiedere aiuto?”, bensì “Questo aspetto della mia vita mi pesa, mi limita, o mi incuriosisce abbastanza da volerci lavorare?”. Se la risposta è sì, un primo colloquio conoscitivo può aiutarti a capire se e come proseguire.

Sono tre figure professionali diverse, con formazioni e competenze distinte:

  • Lo psicologo è laureato in Psicologia e abilitato all’esercizio della professione tramite Esame di Stato e iscrizione all’Albo. Si occupa di prevenzione, valutazione, sostegno psicologico e diagnosi (attraverso test e colloqui), ma non è automaticamente autorizzato a fare psicoterapia.
  • Lo psicoterapeuta è uno psicologo (o un medico) che, dopo la laurea, ha completato una scuola di specializzazione in psicoterapia della durata di almeno 4 anni. È quindi abilitato a condurre percorsi di psicoterapia veri e propri, utilizzando uno o più modelli teorici di riferimento (ad esempio cognitivo-comportamentale, sistemico-relazionale, psicodinamico, ecc.).
  • Lo psichiatra è invece un medico, laureato in Medicina e specializzato in Psichiatria. Essendo un medico, è l’unica di queste tre figure autorizzata a prescrivere farmaci. Alcuni psichiatri fanno anche psicoterapia, se hanno conseguito la relativa specializzazione, ma la loro formazione di base è di tipo medico.

Non esiste un professionista “giusto in assoluto”: esiste quello giusto per te, in questo momento della tua vita. Alcuni criteri possono aiutarti nella scelta:

  • Le qualifiche formali: verifica che sia regolarmente iscritto all’Albo degli Psicologi e, se cerchi un percorso di psicoterapia, che abbia una specializzazione riconosciuta.
  • L’area di competenza: alcuni professionisti si occupano prevalentemente di adulti, altri di adolescenti o coppie; alcuni si sono specializzati su specifiche difficoltà (ansia, disturbi alimentari, traumi, ecc.). Scegliere qualcuno che lavora abitualmente con il tipo di difficoltà che porti può fare la differenza.
  • L’approccio teorico: esistono diversi modelli di psicoterapia (cognitivo-comportamentale, schema therapy, sistemico-relazionale, psicodinamico…). Non serve conoscerli in dettaglio prima di iniziare: puoi semplicemente chiedere al professionista come lavora e cosa aspettarti dal percorso.
  • La sensazione che provi nel primo incontro: al di là dei titoli, la relazione terapeutica è uno degli ingredienti più importanti per l’efficacia di un percorso. È normale, e anzi consigliabile, valutare se ti senti ascoltato/a, a tuo agio, capito/a — anche solo dopo il primo colloquio conoscitivo.
  • La logistica: sede, orari, modalità (in presenza o online), costi e frequenza degli incontri sono aspetti pratici che incidono sulla sostenibilità del percorso nel tempo.

Se dopo i primi incontri senti che qualcosa non funziona — che sia il metodo, la relazione o altro — è del tutto legittimo parlarne apertamente con il professionista o valutare di rivolgerti altrove.

Non c’è una risposta unica: la durata dipende dagli obiettivi, dalla natura delle difficoltà da affrontare e dall’approccio utilizzato.

Alcune situazioni possono essere affrontate in un numero limitato di incontri (poche settimane o mesi), ad esempio quando si lavora su una difficoltà circoscritta o su un evento specifico da elaborare. Altri percorsi, in particolare quando si lavora su schemi relazionali profondi, tratti di personalità o difficoltà che si portano da molto tempo, richiedono un lavoro più lungo, che può estendersi per diversi mesi o anni. Inoltre a durata viene solitamente valutata e ridefinita insieme al professionista, incontro dopo incontro, in base ai progressi e agli obiettivi che via via emergono. Anche la frequenza degli incontri (settimanale, quindicinale…) viene concordata insieme e può cambiare nel tempo.

Una seduta di psicoterapia individuale dura solitamente 50/60 minuti.

La frequenza non è fissa una volta per tutte, ma viene definita insieme al professionista all’inizio del percorso e può essere rivista nel tempo, in base a come procede il lavoro, agli obiettivi raggiunti e anche a esigenze pratiche della persona.

Il costo di ogni seduta è di 61.20 euro. Anche il primo colloquio conoscitivo è a pagamento, poiché rappresenta a tutti gli effetti una seduta clinica, caratterizzata da un momento di ascolto e valutazione professionale, necessario per comprendere la tua richiesta e capire insieme come procedere.

Per quanto riguarda le agevolazioni fiscali, le spese sostenute per prestazioni psicologiche  sono detraibili al 19% nella dichiarazione dei redditi, alla stregua delle altre spese sanitarie solo se il pagamento viene effettuato con modalità tracciabile (bonifico, carta, assegno), poiché i pagamenti in contanti non danno diritto alla detrazione. 

Certamente, ed è un diritto assolutamente legittimo. La relazione terapeutica è uno degli elementi più importanti per la riuscita di un percorso, e può capitare che ci si accorga che qualcosa non funziona come vorremmo — che sia una questione di “sintonia”, di approccio o di altro. 

Se ti capita di provare questa sensazione, un primo passo utile può essere parlarne apertamente con il tuo terapeuta perché a volte un disagio potrebbe far parte del percorso stesso e affrontarlo insieme può essere già un lavoro clinico prezioso. Altre volte, invece, ci si rende conto che semplicemente non è la persona o l’approccio giusto per te in questo momento, ed è del tutto normale valutare di rivolgersi altrove.

Fa parte del percorso trovare la persona con cui costruire un buon lavoro insieme ed è molto meglio eventualmente interrompere in maniera condivisa un percorso che non sta funzionando piuttosto che proseguirlo a tutti i costi.

La ricerca scientifica conferma da decenni l’efficacia della psicoterapia per un’ampia gamma di difficoltà psicologiche, ma è comprensibile chiedersi come riconoscerne i risultati nel proprio percorso personale.

Alcuni segnali possono aiutarti a capire se il lavoro sta procedendo:

  • Maggiore consapevolezza: inizi a riconoscere pattern, pensieri o reazioni che prima davi per scontati o non notavi nemmeno
  • Cambiamenti concreti, anche piccoli, nel modo in cui affronti situazioni che prima ti mettevano in difficoltà
  • Una relazione di fiducia con il terapeuta, in cui ti senti libero/a di portare anche ciò che è difficile da dire
  • Maggiore capacità di tollerare e gestire emozioni che prima ti sopraffacevano o che evitavi

È importante sapere che il percorso non è sempre lineare: ci sono fasi di apparente stallo, momenti in cui alcune cose sembrano addirittura peggiorare temporaneamente (perché si sta lavorando su qualcosa di più profondo), e fasi di cambiamento più visibile. Questo non significa che “non funziona”: fa parte del processo.

Il modo migliore per valutare l’andamento del percorso è parlarne direttamente con il tuo terapeuta: un buon professionista è disponibile a fare il punto insieme a te periodicamente, rivedendo obiettivi e modalità di lavoro se necessario.

Se hai bisogno di disdire o spostare una seduta, ti chiedo di avvisarmi con almeno 24 ore di preavviso. In questo modo è possibile riorganizzare l’agenda e, quando possibile, offrire quello spazio ad altre persone in attesa.

Le disdette comunicate entro questo termine non comportano alcun costo. Se invece la seduta viene disdetta con meno di 24 ore di preavviso, o non viene disdetta affatto, la seduta verrà comunque fatturata per intero, anche se non si è svolta.

Questa modalità è specificata nel consenso informato che firmiamo insieme all’inizio del percorso, ed è una prassi comune nel lavoro clinico: lo spazio della seduta viene infatti riservato esclusivamente per te, e un preavviso troppo breve non permette di riorganizzare diversamente quel tempo.

No. Lo psicologo è vincolato dal segreto professionale, disciplinato dal Codice Deontologico degli Psicologi Italiani e dalla normativa sulla privacy. Questo significa che tutto ciò che viene condiviso in seduta è strettamente confidenziale, e non può essere comunicato a familiari, medici, altri professionisti o terze persone senza il tuo consenso esplicito.

Questo vale anche per i tuoi familiari più stretti (genitori, partner, figli maggiorenni): nessuno ha automaticamente il diritto di sapere cosa viene detto in seduta, né di avere informazioni sul tuo percorso, se non sei tu stesso/a a deciderlo.

Ci sono alcune eccezioni previste dalla legge, in cui il segreto professionale può essere derogato — ad esempio in situazioni di grave ed imminente pericolo per la vita o l’incolumità propria o di terzi, o in presenza di specifici obblighi di legge (come nei casi di obbligo di referto o denuncia). Queste eccezioni sono comunque normate con precisione e non riguardano la normale condivisione di informazioni “di comodo” con altri.

Se in alcuni casi ritieni utile che io mi confronti con un familiare, il tuo medico curante o un altro professionista che ti segue (ad esempio uno psichiatra), questo può avvenire solo dopo una tua richiesta esplicita o un consenso da parte tua.

Il mio approccio di riferimento è quello cognitivo-comportamentale (CBT), uno dei modelli di psicoterapia con maggiori evidenze scientifiche di efficacia per un’ampia gamma di difficoltà psicologiche.

Il lavoro cognitivo-comportamentale parte dal presupposto che pensieri, emozioni e comportamenti siano strettamente collegati tra loro: il modo in cui interpretiamo una situazione influenza ciò che proviamo e come agiamo di conseguenza. Attraverso il percorso terapeutico, si impara a riconoscere pensieri e schemi disfunzionali che alimentano il malessere, e si lavora insieme per modificarli, sperimentando modi diversi di leggere le situazioni e di rispondere ad esse.

È un approccio strutturato e orientato agli obiettivi: nelle prime sedute definiamo insieme cosa ti porta in terapia e cosa vorresti ottenere dal percorso, per poi lavorare in modo mirato su questi aspetti, monitorando nel tempo i progressi. Vengono spesso utilizzati anche strumenti pratici da sperimentare tra una seduta e l’altra, così da rendere il cambiamento concreto anche nella vita quotidiana, non solo all’interno della stanza di terapia.

Il desiderio di stare meglio il prima possibile è comprensibilissimo, soprattutto quando si arriva in terapia in un momento di sofferenza.

Tuttavia, è importante avere aspettative realistiche, ovvero alcuni piccoli cambiamenti — maggiore consapevolezza, nuovi strumenti pratici, un primo sollievo — possono già emergere nelle prime settimane, ma un cambiamento solido e duraturo richiede comunque tempo, perché spesso lavoriamo su modi di pensare e reagire che si sono consolidati nel tempo, magari nel corso di anni.

Provare a correre o saltare dei passaggi, in realtà, può rallentare il percorso invece di accelerarlo: cambiamenti costruiti troppo in fretta, senza le basi adeguate, tendono a essere più fragili e a non reggere nel tempo. Il mio obiettivo è aiutarti a ottenere risultati il più efficacemente possibile, ma anche il più solidamente possibile — così che i cambiamenti raggiunti restino tuoi, anche dopo la fine del percorso.

Via Antonio Caccia 39, 33100 – Udine | Phone: +39 379 258 6731 | Email: vittoriaettorre.psicologa@gmail.com

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